Uno studio appena pubblicato a fine agosto dimostra come in molti casi con un semplice test si possano ‘prevedere’ le malattie.
Una vera e propria rivoluzione medica è stata pubblicata in uno studio a fine agosto di quest’anno. Proprio dall’Inghilterra viene dimostrato che grazie a un semplice – e al tempo stesso sofisticato – test si potrà sapere in anticipo di cosa potrebbe soffrire una persona quando andrà verso gli anni di vecchiaia.
Purtroppo, a differenza di quanto si poteva immaginare, la maggior parte delle malattie che poi si scatenano in fase adulta, vengono ‘covate’ già da giovani con abitudini o più semplicemente componenti genetiche. Nel DNA è un po’ tutto scritto e se letto in anticipo si potrebbero bloccare o almeno seguire fin da subito patologie che poi potrebbero sfociare in problemi molto seri una volta superata la fase più giovanile della vita.
Proteine C-reactive ad alta sensibilità, colesterolo a bassa densità e livelli di lipoproteine contribuiscono a fornire previsioni a 5 e 10 anni del rischio cardiovascolare e rappresentano percorsi distinti per l’intervento farmacologico. Questo quanto rivelato dallo studio che ha visto il lavoro coeso di diversi medici tra cui Paul Ridker, M. Vinayaga Moorthy, Ph.D., Nancy R. Cook, Sc.D., Nader Rifai, Ph.D., I-Min Lee, Sc.D. e Julie E. Buring, Sc.D. Vediamone i risultati.
I risultati hanno mostrato come i pazienti che avevano i marcatori elencati precedentemente molto alti nel sangue, hanno successivamente avuto malattia coronarica e ictus, fino poi a infarto del miocardio e altre patologie relative al cuore.
Ogni biomarcatore ha mostrato contributi indipendenti al rischio complessivo. La maggiore diffusione del rischio è stata ottenuta in modelli che incorporavano tutti e tre i biomarcatori. Una vera e propria rivoluzione in campo medico. Le donne visitate a 30 anni con questi valori dei biomarcatori nel sangue hanno quasi tutte avuto un evento cardiaco grave entro i 55 anni. Come era stato proprio previsto anni prima.
Dopo questo studio quindi si potrebbero prendere questi valori di riferimento per far sì che i medici riescano a valutare quando una persona è ad alto rischio e ha bisogno di seguire un percorso che la preservi dallo sviluppo della malattia. Soprattutto guardando al dato principale: la maggior parte delle morti, oltre al tumore, è relativa all’infarto. I risultati ottenuti sulle donne (che muoiono di problemi cardiaci in percentuali maggiori), può essere applicato a prescindere dal sesso.
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